Sinossi

GRASSROOTMOBILISE è un progetto di ricerca quinquennale basato alla Hellenic Foundation for European and Foreign Policy (ELIAMEP) e finanziato dall’European Research Council (ERC). Il progetto è coordinato dalla dott.ssa Effie Fokas. Oggetto di studio del progetto di ricerca sono le mobilitazioni politiche che avvengono a livello di società civile nel contesto della giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo sul diritto di libertà religiosa.

Negli ultimi venti anni lo spazio pubblico europeo ha visto l’aumento delle controversie e dei dibattiti riguardanti il ruolo della religione nello spazio pubblico. Nonostante le (o secondo alcuni a causa delle) aspettative rispetto ad un eventuale declino del ruolo della religione nello spazio pubblico, le questioni attinenti al bilanciamento tra libertà d’espressione e libertà religiosa, ai simboli religiosi nello spazio pubblico e alla presenza di queste tematiche nei luoghi di lavoro, nei media, nelle scuole sono oggetto di numerose pronunce di organismi locali, nazionali ed internazionali. Certamente la presenza dell’Islam sullo scenario politico europeo ha avuto un ruolo fondamentale, ma oggi assistiamo a dibattiti di portata ben più ampia e che riguardano diverse comunità religiose, i loro rapporti con lo stato, il ruolo delle minoranze religiose. In questo scenario, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU, o la Corte) è emersa come un attore rilevante e capace di influenzare significativamente tali dibattiti.

L’implementazione, o, a seconda delle circostanze, la non implementazione, delle decisioni della corte in vari contesti nazionali attraverso il cambiamento delle politiche è una domanda di ricerca interessante, ma piuttosto circoscritta. Come argomentato da Marc Galanter, le corti risolvono soltanto una piccola frazione di tutte le dispute che sono portate alla loro attenzione, e tale frazione è, a sua volta, solo una piccola frazione “dell’intero universo delle dispute” (Galanter 1983; si veda “Bibliografia” nel menu “Output”). Ma il potenziale impatto delle corti su tale universo di dispute è molto più vasto, se si considerano gli “effetti di irradiamento” delle corti.

Alla luce del dibattito accademico sugli effetti diretti delle corti, il programma di ricerca indaga cosa accade ‘all’ombra’ della CEDU – gli effetti di irradiamento, che possono essere gli elementi meno evidenti ma anche, come sostenuto da Michael McCann, i più significativi in termini della rilevanza della legge per i movimenti sociali (McCann 2004; si veda ‘Bibliografia’ nel menu ‘Output’). In questo senso la nostra ricerca mira soprattutto ad individuare quali “political opportunity structures” le decisioni della Corte contribuiscono a creare, ed i dibattiti e discorsi politici che ne conseguono. Ci chiediamo quindi: quali sono le conseguenze delle decisioni della Corte, sia a livello di applicazione sia rispetto alla capacità di mobilitazione della società civile? Tale domanda assume particolare rilevanza tenuto conto del ruolo della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo nei diversi ordinamenti nazionali ed indirettamente della capacità delle pronunce della Corte di contribuire alla mobilitazione delle organizzazioni della società civile che hanno come primario interesse la tutela del diritto di libertà religiosa che viene declinato secondo diverse prospettive politiche. E’ proprio questo particolare punto di vista sulla giurisprudenza della Corte a costituire una peculiarità particolarmente innovativa del progetto di ricerca in relazione ai rapporti che la Corte costruisce con la religione.

Il programma è diviso in cinque ambiti di ricerca : lo sviluppo del framework teorico; studi di caso sul campo; un’analisi dei riferimenti alla CEDU nelle alte corti nazionali; una ricerca sulle mobilitazioni transnazionali e sovranazionali intorno alla Corte che si svolgono ‘dall’alto’ (livello grasstop); e analisi e diffusione dei risultati (cliccare sul menu a destra per maggiori informazioni su ciascun ambito di ricerca).

La ricerca sulle mobilitazioni ‘dal basso’ (grassroots) è sviluppata dai ricercatori post-doc in quattro Stati in cui la religione ha un ruolo dinamico nella sfera pubblica: Italia, Grecia, Romania e Turchia. La selezione dei casi rappresenta uno spettro di livelli diversi in termini di democratizzazione e Europeizzazione, con due democrazie più consolidate, Italia e Grecia (la cui inclusione nel processo di unificazione Europea data, rispettivamente, 1958 e 1981), e due democrazie meno consolidate, Romania e Turchia (con un rapporto più recente con l’Unione Europea: l’inclusione della Romania post-comunista avviene nel 2007, e le complesse negoziazioni per l’inclusione della Turchia sono ancora in corso). La nostra ricerca contribuisce all’analisi della rilevanza di  ciascuna di queste dimensioni in rapporto all’impatto della CEDU nei vari contesti nazionali.

Inoltre l’Italia, in seguito alle conseguenze del Caso Lautsi v. Italia, offre un contesto estremamente interessante per l’analisi delle componenti di ‘causa pilota’ alla base del caso, di come il caso è emerso nel discorso pubblico, e per l’analisi delle relazioni tra Stato e Chiesa in un contesto Europeo e Cattolico. Grecia e Romania, due Stati caratterizzati da una maggioranza Cristiano-Ortodossa e da un elevato numero di casi particolarmente interessanti davanti alla CEDU, sono un contesto particolarmente utile per l’analisi dell’influenza della Corte sul pluralismo religioso, dato lo sproporzionato numero di pronunciamenti negativi legati all’articolo 9 (libertà religiosa) contro Stati a maggioranza Ortodossa (approssimativamente il 60% di tutti i pronunciamenti relativi all’articolo 9 all’inizio del programma di ricerca GRASSROOTSMOBILISE). La Turchia rappresenta un caso importante, data la controversa natura di due casi di libertà religiosa connessi all’Islam (Sahin v. Turchia e Refah v. Turchia), la rilevanza dei casi connessi agli Alevi, e l’esempio che offre di relazioni Stato-religione basate su un modello secolare.